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Ucciardone, Sergio Alessandro Sarica

In Treviglio (Bg)/Milano, 24 maggio 2022



23 maggio 1992, Sicilia, autostrada A29 Palermo - Mazara del Vallo, all’altezza dello svincolo di Capaci: alle 17:57= un’esplosione squarcia il silenzio di una Sicilia afosa e già baciata dall’estate.


Il Giudice Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo, gli agenti della scorta Rocco Dicillo, Antonio Montinaro e Vito Schifani saltano per aria: gli agenti muoiono sul colpo, Giovanni e Francesca in Ospedale poche ore dopo.


All’Ucciardone, carcere di Palermo, i mafiosi festeggiano, l’opinione pubblica onesta e sempre speranzosa di redenzione per una terra martoriata, vittima e complice al tempo stesso, inorridisce e chiede una reazione forte, da “vero” Stato, al tempo stesso sdegnata da quella classe politica, in lacrime, che non avrebbe protetto i propri uomini.


Ai funerali di Stato dei martiri della strage di Capaci (la Signora Borsellino, moglie del Giudice Borsellino, rifiutò le esequie pubbliche), una pioggia di monetine ed un boato di fischi accompagnò l’arrivo delle autorità, incredule, pallide e già condannate dalla vox populi.


19 luglio 1992: Palermo, Via Mariano d’Amelio, all’altezza del numero civico 21. Il Giudice Paolo Borsellino si reca in visita all’anziana madre. Sono le 16:57= quando il corteo di auto blindate si ferma davanti alla casa della signora. Un boato squarcia, di ancora, la calda domenica siciliana.


Il Giudice Paolo Borsellino e gli agenti della scorta Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina, Claudio Traina ed Emanuela Loi, prima donna poliziotto assegnata ad una scorta ed anche prima donna della Polizia di Stato a cadere in Servizio, vengono spazzati via.


In meno di due mesi la mafia, che secondo alcuni politici ancora oggi continuerebbe a non esistere e ad essere, al più, una simpatica congrega di 4 amici al bar che cazzeggiano amabilmente raccontandosi mirabilia fantasiosissime, millantando conoscenze che non hanno, parlando di fiumi di denaro perché convinti di essere impegnati al Monopoli, ha fatto tabula rasa di uomini che non si erano mai arresi, che amavano a tal punto la propria patria da dare la vita e, soprattutto, che avevano capito e si erano avvicinati troppo a chi non poteva e non doveva essere non solo toccato, ma nemmeno sfiorato.


Giocare a fare il Giudice va bene, ma senza esagerare, please… La mafia, che non esiste, è una cosa seria: muove interessi, denari, potere e controlla ciò che deve essere controllato. Se qualcuno vuole giocare a guardia e ladri, che faccia pure, ma ricordandosi che determinati “livelli” sono intoccabili.


Se tocchi, muori. E non per gioco.


E cosa si scopre 30 anni dopo?


Si scopre, grazie ad una inchiesta di TPI | The Post International, sul numero 20 della settimana 20-26 maggio 2022, che il Giudice Giovanni Falcone era stato controllato da apparati paralleli dello Stato almeno in un’occasione e che, anzi, “non era spiato, era spiatissimo”.

Tutti coloro i quali dovevano sapere dove fosse, con chi fosse, cosa stesse facendo lo ben sapevano ma, guarda caso, lo sapevano anche gli altri, in particolare quando il Dottor Falcone maneggiava la P2 ed il Venerabile Licio Gelli.


Insomma: le “menti raffinatissime” di cui parlavano Falcone e Borsellino c’erano e – desumiamo – sono ancora con noi.


Eppure, per buona sorte, fortuna o miracolo, c’è chi ha raccolto l’eredità di Falcone e Borsellino, chi non molla, chi ancora crede che la verità, presto o tardi, si ricomporrà: ad esempio il Procuratore Aggiunto di Firenze Luca Tescaroli, che assieme al collega Luca Turco lavora sulla strage non compiuta dell’Addura del 20 giugno 1989 (quando Falcone avrebbe dovuto saltare per aria in coincidenza di una discesa a mare) e delle stragi del 1993 (Firenze, Roma, Milano).

Un groviglio durato 30 anni di indizi non seguiti, prove sottratte o distrutte, minacce, attentati, sigle, loschi figuri ed eroici rappresentanti dello Stato che resistono credendo nella propria missione.


Ci credeva anche il magistrato paraguayano Marcelo Pecci, esperto di indagini sul narcotraffico, ucciso in luna di miele sulla spiaggia privata dell’albergo in cui soggiornava con la moglie sull’isola di Barú, al largo della città colombiana di Cartagena de Indias, da killer arrivati a bordo di una moto d’acqua.


3 colpi: la moglie, in dolce attesa, nemmeno sfiorata, il magistrato più tosto e determinato del Sud-America nel combattere il ruolo del proprio paese quale snodo strategico per il transito della cocaina, colpito a morte.


Correva l’anno del Signore 2022, mese di maggio, giorno 10.


“Sventurata la terra che ha bisogno di eroi”

La Vita di Galileo

Bertolt Brecht (1898 – 1956)


“Giovanni, ho preparato il discorso da tenere in chiesa dopo la tua morte: “Ci sono tante teste di minchia: teste di minchia che sognano di svuotare il Mediterraneo con un secchiello… quelle che sognano di sciogliere i ghiacciai del Polo con un fiammifero… ma oggi signori e signore davanti a voi, in questa bara di mogano costosissima, c’è il più testa di minchia di tutti… Uno che aveva sognato niente di meno di sconfiggere la mafia applicando la legge”.


Paolo Borsellino all’amico di sempre Giovanni Falcone.




Sergio Alessandro SARICA

Via Roma, 26

24047 – Treviglio (Bg)

Telefono mobile: +39 335 81 29 217

Mail: sergio.alessandro.sarica@gmail.com

Analista / Osservatore economico – politico


Autore di “Figli di una democrazia minore”, Bologna, Una vita di stelle library, 2021.


Co-Autore de “Rapporto Cina: il successo del socialismo di mercato e il futuro di Hong Kong.

Maria Weber; collaborazione di Sergio Alessandro Sarica; contributi di Francesca Agnello, Marco Fiorese e Giorgio Starace, Torino, Edizioni della Fondazione Giovanni Agnelli, 1995.



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