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Hikikomori all'Italiana con Alessandro Feroldi

Hikikomori all'italiana


Stanno chiusi in casa, o peggio ancora in camera, per settimane o mesi o anni. Addirittura alcuni non escono mai più e alla morte dei genitori, unico sostentamento, si trovano in totale povertà. Succede in Giappone da più di trent’anni: circa un milione di giovani rifiuta totalmente la vita sociale, dorme di giorno e vive di notte circondato da schermi di computer. Per timore della vita reale, in cerca disperata di apparenza e successo, i giovani tra i 14 e i 30 anni manipolano in internet la loro personalità per mostrarsi non come sono, ma come vorrebbero apparire agli altri, al gruppo, ai coetanei insomma. Un’epidemia che dilaga in altre forme, sempre in Giappone, dove i giovani non fanno più sesso, al massimo vanno in bar e pub dove a pagamento c’è chi li abbraccia. Un abbraccio e null’altro. E pensare che in Giappone l’importanza sociale dell’individuo è legata alla bellezza del suo giardino, l’opposto del consumismo.

Una situazione drammatica che ci riporta alla versione italiana: non c’è la clausura volontaria, ma a dipendenza dai social non si scherza. Dei giovani italiani - tra gli 11 e i 26 anni - il 33% passa 4-6 ore in internet. Il 17% esagera: da 7 a 10 ore in internet, e dulcis in fundo il 13% supera le 10 ore su un display. E tutti saltano scuola da 15 a 100 volte (oltre 100 si viene bocciati) per stare in internet, aumentando il grave fenomeno dell’abbandono scolastico. Per affermarsi nel mondo virtuale arrivano a tutto, tutto viene filmato, anche il sesso e lo stupro, pur di farsi notare.



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