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26.4.2022 L’editoriale di Alessandro Feroldi

Il vero 25 aprile e i veri pacifisti

Alcuni offendono la memoria di chi ha dato la vita per l’Italia, per cui è doveroso dire loro di studiare la storia o di tacere. Noi abbiamo fonti vere: mio nonno militare finito nei lager, l’altro mio nonno catturato e fucilato a salve dai fascisti, mio padre condannato a morte in contumacia per non aver aderito alla Repubblica fascista di Salò. I veri pacifisti sapevano resistere e sacrificarsi, quelli di adesso lo fanno dalle loro poltrone. Un esempio per tutti: Tita Secchi, amico di mio padre per la comune passione per le montagne, era partigiano cattolico delle Fiamme Verdi, e con mio padre operava attivamente nella Resistenza ai nazifascisti. Secchi e cinque partigiani erano stati catturati per una spiata di un traditore che i giovani partigiani cattolici non avevano avuto il coraggio di fucilare. Invece di esser loro grati, la spia li denunciò e vendette per soldi i loro nomi ai fascisti. Secchi era di famiglia ricca, i nazifascisti gli dissero che avevano concordato con i suoi genitori una ingente somma per liberarlo. Gli altri cinque invece, poveri, sarebbero stati fucilati. Tita Secchi rifiutò il riscatto in denaro e si fece fucilare, a 29 anni, con i suoi compagni. Pensando agli strilli arroganti dei politici di oggi e agli eroi silenziosi di ieri, non dimentichiamo il 25 aprile del 1945 e chi ha dato la vita per creare un’Italia più libera e più giusta. Il 25 aprile è italiano, non di altri popoli e altre epoche.


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