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La scuola negletta e abbandonata


Nelle news che avete ascoltato o letto negli ultimi anni, non solo nei mesi di pandemia, quante volte si è parlato di scuola? Praticamente mai, se non per quei costosi e inutili banchi a rotelle, che costeranno ulteriormente per essere smaltiti. Con l’allora ministra dell’Istruzione che sorridente (risus abundat in ore stultorum) entrava negli studi televisivi giocando con il banco a rotelle, come fosse al luna park. Da quanto hanno smantellato il liceo classico italiano – considerato per decenni il migliore al mondo – la scuola italiana ha perso progressivamente i suoi molti valori: l’educazione, lo stare insieme, il confronto con gli adulti insegnanti, insomma il primo ingresso nella vita al di fuori della famiglia. Per non parlare dei programmi scolastici da cui sono sparite storia e geografia. Il risultato, fra i tanti, è il primato italiano di NEET (Not in Employment Education or Training) ovvero i nullafacenti; e di ELET (Early Leavers from Education and Training), cioè quelli che smettono di andare a scuola dopo la terza media. Con l’assurdo del meridione dove un terzo degli scolari parla solo dialetto, e dove i ragazzini organizzati in bande criminali sono analfabeti. Per non parlare degli adulti italiani che, al 70%, non sono in grado di capire il senso di un testo scritto o di riempire un formulario. Si chiama analfabetismo di ritorno. In metà delle famiglie italiane non entra mai un libro in tutta la vita. La politica pensa ad altro, alle scatolette di tonno per magia diventate poltrone.


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